Caro “patriota”,
guardati intorno. Dov’è la libertà che cercavi quando indossavi un fazzoletto rosso e sputavi addosso ad un cadavere? Hai la libertà di farlo ancora, se vuoi, parlando con i giovani che quel giorno non l’hanno vissuto, dicendo loro “se l’è meritato”. Dov’è la libertà che cercavi quando consapevolmente hai accolto l’aiuto di Tito sapendo che in cambio si sarebbe preso la tua terra? Mi dicesti che per te non faceva alcuna differenza tra pagare le tasse per uno stato o per un altro. Ebbene, devo credere che sia questo il tuo eroismo? Se non per la tua terra, per cosa hai combattuto?
Ah, già… “per la libertà”, dici. Libertà di cosa? Suvvia, vuoi farmi credere che ti senti davvero libero? Vivi la vita pensando di essere ancora in guerra, perchè quando avevi uno Sten in mano ti sentivi un dio, e rimpiangi ogni giorno il fatto di “averne ammazzati pochi di quei luridi fascisti”. Sei ancora incattivito dopo così tanto tempo. Hai fatto crescere i tuoi figli e i tuoi nipoti nell’odio proletario, nel magma delle proteste di piazza, nei centri sociali. Hai fatto schiave delle tue idee intere generazioni. Con ricatti, maledizioni e promesse mai mantenute. Eppure qualcuno dovrebbe ricordarti che… avete vinto voi.
Ma quando il sangue è cancellato da cento temporali, i simboli da cento martelli e la memoria da cento menzogne… cosa ti rimane se non la volontà – la necessità – di ricominciare da zero? Invece tu la libertà sei andato a prenderla in saldo in Russia e ce l’hai portata qui, trionfante. “Un lavoro per tutti! Tutti felici! Viva la libertà!”. Ci credevi davvero?
Io no, non ci credo. Quegli anni non li ho vissuti, quindi come ti spieghi che io non riesca ad odiarlo, nonostante tutti i vostri sforzi? Che motivo potrebbe avere una ragazzina cresciuta in una famiglia “rossa” di provare quasi affetto per qualcuno che è morto quarant’anni prima della sua nascita? Il motivo è che la mia mente non è sporca di sangue e mi permette di vedere ben oltre quello che è stato scritto nei libri e insegnato nelle scuole. Anche nei libri più critici non si può sorvolare sugli aspetti positivi, anche nelle lezioni più politicamente schierate si percepisce ciò che c’era di buono. Ma è soprattutto dalla tua furia, dalla tua fobia che si capisce che nascondi qualcosa, che hai – come si suol dire – la coda di paglia.
Avete vinto voi, eppure da quel giorno avete continuato ad essere i più violenti e lo siete ancora. Avete vinto voi, eppure per ogni cosa accaduta da quel giorno continuate ad incolpare i vinti. Avete vinto voi e la storia l’avete fatta voi. Siete voi gli eroi. I liberatori. Coloro che hanno preso le redini da più di settanta lunghi anni. Eppure lui rimane il vostro peggior incubo. Un incubo che vi nutre e senza il quale non potreste vivere. Il vostro collante ideologico. La vostra ossessione. Il bersaglio ideale per ogni vostra frustrazione, per ogni progetto andato male, per ogni ingiustizia di questo mondo. Ma lui è morto. L’avete catturato, fucilato, appeso per i piedi, preso a pistolettate a sputi a calci a pugni. Ricordate? E avete fatto lo stesso anche con una donna. Ricordate anche questo?
Caro “patriota”, hai insegnato i tuoi “sacri ideali” di libertà ed amore a tuo figlio, e sono scoppiate le rivolte e le contestazioni e il terrorismo che credeva ancora di poter “fare come in Russia”. E lui ha insegnato quei “sacri ideali” a suo figlio che ora li srotola al vento per tradire la propria gente. In nome di quel tipo di libertà e di quel tipo di amore.
Se i morti fanno paura è perchè i vivi hanno la coscienza sporca. Questo l’ho capito leggendo i libri che piacciono a te. Quelli dalle cui pagine cola l’odio sterile di chi per una vita si accanisce contro un cadavere, per poi raggiungere la vecchiaia ed accorgersi che si era troppo impegnati a maledire un ricordo per costruire veramente qualcosa di buono. E tanti giovani questo lo stanno capendo.
Ecco perchè alla fine il vincitore è lui. Perchè nonostante gli errori, noi sappiamo che quel “qualcosa di buono” lo fece. Perchè nonostante settant’anni di rabbiosa propaganda, non sei riuscito a cancellare tutto, o non hai potuto, o – e questa è la cosa più importante – non l’hai fatto perchè ti sei reso conto che andava già bene così.
Ma quei corpi appesi continueranno a far sogghignare chi ancora gode nel vederne le immagini, a far paura a chi ha costruito una nazione su di essi e a far sperare in un nuovo “domani” a chi non è schiavo di questo odio. E ci riusciremo. Magari non la mia generazione nè quella dei nostri figli. Ma alla fine lo scempio di quella piazza verrà vendicato. Non con armi o altro odio, ma con la fine dell’odio che esplose quel giorno e con l’inizio di un era in cui l’Italia sarà veramente e finalmente unita.
* * * * * * * * * *
Penso a coloro ai quali sarà negato per anni di amare e soffrire per la patria e vorrei che essi si sentissero non solo testimoni di una disfatta, ma anche alfieri della rivincita. All’odio smisurato ed alle vendette subentrerà il tempo della ragione. Così riacquistato il senso della dignità e dell’onore, son certo che gli italiani di domani sapranno serenamente valutare i coefficienti della tragica ora che vivo.
dal “Testamento di Benito Mussolini”
* * * * * * * * * *
Saluto al Duce di Margherita Righetti
(pubblicato nella "Rivista del Comune di Teramo", settembre-dicembre 1936)
Salve! Una prisca terra d’italica gente t’accoglie,
che dai Pretuzi aspri il nome all’Abruzzo tramanda
forte e gentile a un tempo, così come il monte e il suo mare,
ricca di sacri ulivi, di biade e pungenti castani.
Per te, su questa terra, da fonti sublimi condotta
lungo arterie di ferro, copiosa e purissima scorre
oggi novella linfa; zampilla festosa sgorgando
nei borghi che sui fianchi dei monti o sui colli s’annidan,
nei floridi paesi che in valli industriose s’adagian.
Non più la villanella la conca di rame lucente
cauta bilicando sul cercine, a esigue e remote
attingerà sorgenti, per duri sentieri anelante;
né il cittadino ancora di fresca potabile onda
sopporterà penuria. Gioiose le genti s’adunan,
il nome tuo invocando unanimi, in ritmo possente:
/ Duce! – t’acclaman – Duce! / Prorompe nel grido la lunga,
ansiosamente lunga, ardente passion de l’attesa
di te, miracol nuovo dell’evo, fiammante sul mondo
face d’Italia, accesa all’ara immortale di Cesar!
Te sognavam desiosi, insonni e frementi, le notti
della vigilia lieta, lo sguardo tuo d’aquila, il gesto
noto e non visto ancora, la voce che a ottobre ed a maggio
ferma annunziava e forte pei cieli, all’attonita terra,
l’ineluttabil fato, l’impero risorto di Roma.
Oh, questo nostro suolo, se un cenno soltanto tu faccia,
dalle rocciose balze alpini rubesti germoglia
e fanti dalle zolle, nocchieri dal lido sonante:
di millenari lauri virgulti, di gloria fecondi,
per le future aurore d’Italia, nei secoli eterna!
Buon compleanno, nonno Benito.


non lo ammetteranno mai, i comunisti sono troppo bastardi per ammetterlo.
Da: panattonimarco su Luglio 29, 2008
alle 6:39 pm
E’ proprio per questo che non saremo noi a vedere i giorni felici in cui nessuno sbandiererà più uno straccio rosso.
Da: eowyn su Luglio 29, 2008
alle 8:34 pm
“Perchè nonostante gli errori, noi sappiamo che quel “qualcosa di buono” lo fece”.
Senza dubbio noi non c’eravamo. Siamo troppo giovani ma senza dubbio si, qualcosa di buono o forse qualcosa di più che buono lo fece. E noi questo vogliamo tenercelo. L’odio, le menzogne e la rabbia lasciamoli agli altri.
Da: Elly su Luglio 29, 2008
alle 9:20 pm
QUANDO COMINCIA UNA GUERRA LA PRIMA VITTIMA E’ LA VERITA’, LE BUGIE DEI VINTI VENGONO SMASCHERATE QUELLE DEI VINCITORI DIVENTANO STORIA…
IO ALLA VOSTRA STORIA NON CI CREDO PIU’, FOTTETEVI GENDARMI ROSSI DELLA MEMORIA…
BUON COMPLEANNO BENITO MUSSOLINI.
Da: FERRO su Luglio 29, 2008
alle 11:36 pm
“è difficile
ma ci credo
piovon fiori su piazzale Loreto” (cit.)
Da: Labieno su Luglio 30, 2008
alle 1:41 pm
A me piace ricordare anche questi due brani del Suo Testamento
Non ho nessuna illusione sul mio destino. Non mi processeranno, perché sanno che da accusato diverrei pubblico accusatore.
[...]
I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria. Chi agisce diversamente dimostrerebbe di ritenere la Patria non più Patria quando si è chiamati a servirla dal basso. I fascisti, insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento. Dal loro contegno dipenderà una più sollecita revisione storica del Fascismo.
PERCHE’ ADESSO E’ NOTTE, MA BEN PRESTO TORNERA IL GIORNO!
Da: Italia agli Italiani su Luglio 30, 2008
alle 9:14 pm